domenica, agosto 14, 2005

lunedì, agosto 08, 2005

mercoledì, agosto 03, 2005

Ritrovato su una vecchia agenda...

Lella Costa
La mamma

E' che a noi donne semplicemente succede: diventar emadri, la maternità. Roba che se stai a pensarci su troppo, altro che il crollo delle nascite: il panico, proprio. Forse una buona regola sarebbe affronate il neonato direttamente, all'americana, presentarsi, dirgli: “salve, io sono tua madre. Mi pare corretto informarti che secondo una scuola di pensiero contemporanea molto diffusa e attendibile, il mio ruolo nella tua vita è destinato ad essere centrale e devastante. Puoi tranquillamente attribuire a me la colpa del novanta per cento di tutti i tuoi problemi, traumi, frustrazioni e catastrofi. Per il restante dieci per cento prenditela con Jacques Chirac”. E' che non ci arrivi mai preparata, ma mai. Passi tutti quei mesi a far sogni di acque sotterraneee di grotte, e hai addosso una paura nuova, indicibile; e in qualche modo sai che un po' - almeno un po'- di quella paura non ti lascerà mai più, perché questo è per sempre, e non è mica una roba da poco, l'eternità... E poi non sai che faccia fare, che faccia prepararti per incontrare la sua, di faccia. E lui, che faccia avrà... Lui, “piccola barca, piccolo rematore”, che se ne sta al sicuro dentro di te per tutto quel tempo e un certo giorno viene scaraventato contro la sua volontà in un mondo ostile... Ora, io ci ho sempre creduto che le cose stanno così; però, anche per facilitarci un minimo le cose all'inizio, perché non facciamo finta che non sia vero? Cioè, ci sta benissimo, il girino, tutti quei mesi nella pancia della mamma, però magari alla fine non ne può più... perché sta stretto, non ha niente da leggere, il cibo è sempre uguale... Insomma facciamo che lui è disposto ad affrontare fatica e traumi per uscire ad incontrare te, che anche tu affronti fatica e traumi, più la paura, che magarice l'ha anche lui ma almeno non lo sa. E poi c'è - e basta. E da questo suo esserci e basta dipende la tua vita - la sua, certo, per carità, la nutrizione, il seno materno, la fase pre-edipica, tutto vero - ma in realtà l'ostaggio sei tu - che sei sua madre, e lo sei per sempre. Sua madre-schiava d'amore, passione assoluta... E ti inventi nocchiero e nostromo e radarista perché poi si va avanti tutti quanti così, navigando a vista, virando all'ultimo momento; improvvisamente rotte, a volte semplicemente chiudendo gli occhi e trattenendo il fiato quando l'onda è veramente troppo alta, “oddio, meno male che è andata, be', era di poppa... ”Mamma-poppa, lo so, è una battuta infame, tra qualche anno chiamerai telefono azzurro, intanto ci sono qua io. Eccola lì, la trappola, forse il nostro vero peccato originale: ci sono qua io. Lasciarci credere che sarà così per sempre anche per lui. E invece va tutto talmente in fretta... Sei appena riuscita a scoprire il punto preciso in cui il tuo braccio si adatta perfettamente alla forma della sua testa che lui già la tira su, la testa, e si guarda in giro, e vuol far da solo... Sei appena riuscita a decifrare il suo linguaggio misterioso che peraltro è hittita (la mia bambina parla hittita, giuro: ma quale lallazione! gli altri bambini di quell'età lallazzeranno anche, povere anime, se la cosa li diverte, ma la mia bambina parla hittita, o io sono appena riuscita a decifrare il suo linguaggio), che lei già ne parla un altro,di linguaggio, altrettanto miusterioso e indecifrabile, fatto di scettri lunari! e di una quantità impressionante di okay, okay bambini, okay ragazzi, okay andiamo... E poi la vedi che si guarda intorno, cerca i suoi remi, la sua barchetta - oh, lei non li chiama così, ma tu lo saibenissimo che è lì che scalpita, che non vede l'ora di andare... E a te viene da dire: “ma come, di già? Non è un po'prestino? cos'è tutta sta furia, non ti (non lo devo dire non lodevo dire non lo devo dire) non ti basto più? (cazzo l'ho detto,ma come è possibile, io non la pensavo neanche una frase del genere) Credevo che stessimo bene insieme; (Alé, alla grande, adesso cos'altro hai intenzione di dirle, che hai rinunciato a un sacco di cose per lei? fallo e ti denuncio, guarda, non so neanche bene a chi, forse solo a Oliviero Beha ma giuro che ti denuncio) Credevo che volessi bene alla tua mamma...” (a questo punto finiscila con un colpo di pistola, perché prolungarle l'orrenda agonia, sei pazzesca, sembri tua madre) Sono mia madre! sono mia madre e mia nonna e la mia bisnonna, e perché non dovrei dirlo, che ho una paura tremenda... paura che sia presto, che non sia pronta per andare da sola, che non torni, che le succeda qualcosa di brutto... Sono mia madree la figlia di mia madre e la madre di mia figlia... E poi ce la sto mettendo tutta perché in qualche modo lo so anch'io che comunque non può finire qui; che anche se se ne va, dovrà restarle per forza qualcosa di questa nostra storia, che è una storia d'amore, fatta di anni, di giorni che sono fatti di cose banali: i compleanni, i pasti, i regali, le assemblee dei genitori... la tachipirina... “mamma! dove sono imiei jeans libri dischi soldi anfibi calzettoni orecchini zaino costume da bagno?” “mamma ma sei sclerata...” E poi le lacrime, e il naso chiuso, e “mamma ho male, ma male veramente, mamma dammi qualcosa, mamma fa troppo male, mamma me lo fai passare?” E tu non sei capace, ma fai finta benissimo. Fingi di essere tu quella che dà che cura - ma in realtà sai perfettamente che tu sei quella che prende, fai incetta di gesti parole tenerezze profumi, e c'è questa pienezza tale, questa tale scostumata indecente felicità che non può finire qui neanche per lei... E qualcosa di tutto questo resterà dentro di lei, una specie di scrigno segreto di cui neanche sa di avere la chiave, e invece ce l'ha, e la troverà all'improvviso, magari tra anni, in mezzo alla strada, o davanti a un armadio - “E' il profumo che viene da un vestito che mi fa divagare a questo modo?” - lei sentirà un profumo, quel profumo, quel profumo: “Ma è il profumo della mamma...” E a quel punto nessuno dovrà più spiegarle Proust e nemmeno Freud... E allora cercaglieli tu, i remi, e daglieli, e magari anche una barchetta, piccola, con le vele, un motore ecologico; ma daglieli tu, e guardala andar via. “Allora ciao, piccola barca, piccolo rematore... Buon viaggio, buon vento, e grazie”.